Linz – Vienna in bicicletta

luglio 2017

Viaggio organizzato da un’agenzia che ci ha affittato le bici in Austria, prenotato gli alberghi con la cena e fornito il trasporto giornaliero dei bagagli da un’albergo all’altro. Per muoverci abbiamo consultato la mappa delle piste ciclabili che in questo caso hanno quasi sempre costeggiato il Danubio.

1° giorno

Arrivo in macchina a Linz. Lasciamo l’auto parcheggio della stazione, strategico per il ritorno, la settimana dopo, da Vienna, in treno.

Ceniamo in una birreria tipica, con la grande stufa in ceramica.

2° giorno

Linz – Mitterkirchen – 50 km

Passiamo solo dal centro di Linz, alla ricerca del negozio che ci noleggerà le biciclette.

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Prendiamo la pista ciclabile, che corre proprio vicino all’acqua. Deviazione di 2 km, con una ripida salita (14%), per il Memoriale del campo di concentramento di Mauthausen, il più grande dell’Austria.

La visita è gratuita, si possono prendere delle audioguide in italiano. Il campo non è un vero e proprio museo, ma appunto un memoriale. Comunque impressionante.

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Passiamo per il bel paese di Mauthausen. Attraversiamo le zone di pesca del luccio. Arrivo a Mitterkirchen, alla pensione Radlerbauernhof Moser, semplice ma molto carina e tipica. Dopo cena la Linzertorte, con la marmellata di ribes e la farina di nocciole,  fatta in casa.

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Si cena presto e dopo, come in tutti i paesini dove dormiremo, non c’è nessuno in giro.

3° giorno

Mitterkirchen – Persenbeug – 46 km

Villaggio celtico di Mitterkirchen, ecomuseo con la ricostruzione di capanne di epoca celtica. Particolare e interessante.

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Riprendiamo la pista, passiamo in mezzo a cascine e a paesini.

Grein, paese molto carino. Qui c’è anche il teatro più antico d’Austria. Locali storici.

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Attraversiamo Ybbs e dormiamo a Persenbeug. Notevole il tiglio del 1300 che sorge in mezzo alla piazzetta del paese.

4° giorno

Persenbeug – Mitterarnsdorf – 53 km

Pedaliamo fino a Melk, paese medievale, famoso per la splendida abbazia barocca, patrimonio dell’Unesco. Fondata nell’anno 1000 viene completamente ricostruita nel 1700. Chi ha letto ‘Il nome della rosa’ ricorderà il novizio Adso che proveniva da Melk. La visitiamo, la parte visibile non è molto ampia perché l’abbazia è ancora utilizzata. Molto bella la chiesa. C’è una grande biblioteca che conserva ancora dei testi medievali.

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Attraversiamo il Danubio con una chiatta per andare a dormire a Mitterarnsdorf.

5° giorno

24 km. Ci fermiamo un’altra notte nel paese che sorge nella bellissima regione del Wachau, vigneti, albicocchi e piccoli paesi caratteristici.

Durnstein. Riprendiamo una piccola chiatta per attraversare il fiume. Barcaiolo poco gentile… Paese molto carino, visitiamo l’abbazia barocca, di cui non si vede molto, ma valgono la visita la chiesa e la terrazza sul campanile.

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Attraversiamo i terrazzamenti, i paesi con le cantine visitabili. Weissenkirchen.

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Alla sera immancabili la frittatensuppen, la wiener schnitzel e la palatchinken! Oltre ad un ottimo luccio.

6° giorno

Mitterarnsdorf – Tulln – 67 km

Passiamo da Krems, cittadina patrimonio dell’Unesco. Porta d’accesso con i torrioni. La Steinertor.

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Colonna della vergine.

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Arriviamo a Tulln dove dormiamo in un bell’albergo proprio sull’argine del Danubio. Hotel Nibelungenhof an der Donau.

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Anche se il paese è abbastanza grande alle 10 di sera è quasi tutto chiuso, anche la fontana in centro.

7° giorno

Tulln – Vienna – 37 km

Il paesaggio è un po’ meno suggestivo, più piatto, non più rurale.

Arriviamo a Vienna dove riusciamo solo a fare un breve giro in centro.

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Alla sera Prater, cena allo Schweizerhaus famoso per la birra e lo stinco di maiale, e giro sulla ruota panoramica.

8° giorno

Rientro a Linz con il treno. Ci fermiamo una notte ad Innsbruck, deliziosa città del Tirolo, con il famoso Tettuccio d’oro e le case con i bowindows. Mangiamo bene alla Stiftkeller, in centro.

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9° giorno

Ancora un giro in centro, dove ci sono anche dei bei negozi, e rientro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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montecarlo – menton

febbraio 2017

1° giorno

Arriviamo al pomeriggio a Monaco. Cerchiamo si salire in macchina sulla Rocca, dopo un po’ di giri però capiamo che si deve parcheggiare sotto e poi salire con gli ascensori. La città vecchia sopra è molto carina. Palazzo reale che sembra un po’ Gardaland. Cambio della guardia.

Vista bellissima su Montecarlo, che è un posto unico, è un insieme strano ma armonioso.

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Dormiamo a Beausoleil, è un posto tattico perché è meno caro, siamo già in Francia ma è confinante con Montecarlo (nella via del nostro hotel una parte della strada è francese, l’altra monegasca).

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Centro di notte molto bello, con il Casinò in stile Liberty. In questa stagione pochissima gente. Volevamo mangiare al ristorante Pulcinella, ma quando cerchiamo di entrare la polizia ci fa allontanare (scopriremo poi il giorno dopo che è stato assassinato il cuoco italiano). Andiamo in un ristorante vegano molto buono, l’Eqvita (che vedremo poi essere di Djokovich).

2° giorno

Iniziamo la passeggiata dei Doganieri verso Menton. La giornata e il paesaggio sono splendidi. Rocce sul mare, fioriture gialle e tanti cani in passeggiata. Facciamo la breve deviazione per Le Petit Cabanon di Le Corbusier, la capanna sulla spiaggia che si era costruito e dove morirà. Purtroppo è chiusa, si può vedere solo tramite visite organizzate. Intravediamo il Modulor dipinto sulla piccola facciata.

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Dopo 12 km arriviamo a Menton. C’è la Fete du citrons, non entriamo però nel parco dove ci sono i carri allestiti con gli agrumi che sfileranno.

Menton è molto carina, tanti negozi a tema limone, tanti turisti. Molto carina la piazza in alto, nella parte più vecchia, con la chiesa dei Penitents Blancs e di St. Michel.

Saliamo al cimitero vecchio. Bellissima vista sui tetti rossi della città, piccole cappelle, alcune in stile russo. Tantissime tombe di stranieri che sono morti qui. Ritorniamo con l’autobus che ci lascia praticamente davanti all’albergo.

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3° giorno

Facciamo una passeggiata a Montecarlo e scendiamo fino al porto dove ci sono barche meravigliose. Grande tranquillità, forse anche troppa, non troviamo un locale aperto per pranzo.

16998881_10212085355317901_5424525367809599_n Partiamo in macchina e facciamo un’ultima tappa al paesino medievale di Roquebrune.  Molto bello con la sua rocca e la splendida vista sul mare.

 

 

USA -California, Utah, Arizona, Nevada 2° parte

11° giorno

Verso la Monument Valley. Prima di entrare visitiamo il piccolo museo di John Wayne all’Goulding’s Lodge. L’ingresso al parco costa 20 $ e non è compreso nella tessera perché di proprietà Navajo.  Al mattino giriamo da soli in macchina nelle strade sterrate e piuttosto brutte. La Monument è però meravigliosa.  Mesas e  Buttes (le conformazioni rocciose più alte o più allargate) che sembrano sorgere dal nulla. Per gli indiani è un luogo sacro e ti trasmette veramente questa sensazione.

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img_9901John Ford’s point

img_9951Per il pomeriggio abbiamo prenotato (mesi prima) il tour guidato di 3 ore, abbastanza caro ma ne vale assolutamente la pena. La guida ci accompagna con un fuoristrada inizialmente sul percorso del mattino e poi in un’altra parte della valle chiusa al pubblico. Sembra di entrare in un luogo magico e primitivo, il paesaggio è stupendo. Hogan, le case originali degli indiani in terra cruda. Archi e buchi nella roccia. Luce del tramonto che rende rosse le rocce.

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img_0070img_0128Dormiamo ancora a Kayenta. Sarebbe stato bello dormire dentro al parco, all’hotel The View, in cui ceniamo.

12° giorno

Partiamo per il Gran Canyon. Riusciamo a vedere prima della pioggia il Desert View Watch Tower, una torre progettata dall’architetto Mary Jane Colter che dagli anni ’10 ai ’30 del ‘900 costruirà la maggior parte dei bellissimi lodges del Canyon Village. Prima vista sul Gran Canyon, immenso e impressionante.

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img_0305Hopi House

Dormiamo a Tusayan, paesino molto vicino all’ingresso del parco e comodo perché pieno di ristoranti ed hotels.

13° giorno

Andiamo nel parco, siamo nel South Rim, nel Canyon Village e prendiamo la navetta che porta a tutti i view points. Percorriamo anche una parte del Rim Trail che costeggia la strada e che dà sul Gran Canyon, meraviglioso da tutte le viste.

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img_0247Tantissimi elks, scoiattoli e corvi.  Notte ancora a Tusayan.

14° giorno

Andiamo verso Las Vegas. Facciamo una breve deviazioni per percorrere una piccola parte della Route 66. Vediamo Seligman, carino ma piuttosto commerciale, leggiamo poi che è quasi un museo che celebra la Mother Road.

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Diga di Hoover. Breve sosta in questa diga degli anni ’30, alcune statue in stile Deco’, altri edifici, per me piuttosto pesanti.

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Vediamo un altro paese, Boulder City,  pubblicizzato come storico, costruito negli anni della diga. Begli edifici Deco’, molto verde e ordinato.

Anche l’ingresso a Las Vegas è più verde di quel che pensavo. La città è caldissima e piuttosto impressionante, alberghi immensi e curatissimi. Per cena facciamo la tessera del Buffet of buffet, che durerà 24 h. Scelta di cui non ci pentiremo, visti i prezzi molto alti dei ristoranti e visto che per un giorno intero si può accedere ai meravigliosi buffet (delizioso il brunch del Paris). Dormiamo al Bally’s, posizione strategica a metà dello Strip, la via attorno a cui si sviluppa la città, tra il Paris e il Flamingo, ma un po’ più economico perché non tematico.

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img_0392img_0399img_0381Dopo 10 giorni in mezzo alla natura un sabato sera d’agosto a Las Vegas è abbastanza d’impatto.

Giriamo per ore nei favolosi alberghi, Paris, Venetian e Bellagio molto belli.

15° giorno

Ancora un giorno a Las Vegas, che passa veloce, tra un albergo e l’altro.

16° giorno

Viaggio piuttosto lungo fino a Los Angeles. La prima tappa in un negozio nei pressi dell’area 51, il Jerky Alien che vende la diffusissima carne secca, in questo caso di alieno…

img_0468Calico, la città fantasma. Molto carina, tutta in legno, in parte originale e in parte ricostruita. Caldo terribile, si resite solo all’interno dei negozietti ricavati negli edifici.

Arrivo a L.A., passiamo dalle tranquille strade, piccole e deserte, ad autostrade a 7 corsie.

17° giorno

Walk of fame, lungo marciapiede con le stelle del cinema e tv. Chinese theatre, con le impronte degli attori.img_0521

Santa Monica. Mangiamo in un posto tanto carino, il Flower Child. Qua è la patria dell’organic.

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img_0555Venice, giro tra i canali che dovrebbero renderla una piccola Venezia, bellissime casette in legno, barchette e ponti.

Lungo mare della la famosissima Venice beach. Arriviamo un po’ tardi, verso le 18.30 e lo spettacolo delle bancarelle e dei tipi folcloristici inizia a sbaraccare. Palme al tramonto.

img_0563img_0615-copiaOrganic e delizioso anche il messicano della sera.

18° giorno

Penisola di Palos Verdes.

Wayfarers Chapel, la cappella vetrata progettata dal figlio di Frank Lloyd Whright.

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Abalone Cove Shoreline. Vorrei tanto vedere le stelle marine in questo parco dove ci sono delle pozze che trattengono l’acqua del mare. Non siamo molto fortunati perché una parte della costa è crollata e dobbiamo fare molta strada, con l’aereo dopo poche ore, per vederne alcune. Le stelle marine non ci sono, solo anemoni e mitili.

Ultimo pranzo a Manhattan Beach, in un ristorante molto carino, Fishing Dynamite. Limonata e scallops raw deliziose. In California abbiamo mangiato non a buon mercato, ma benissimo. Arriva il sole sull’Oceano e su questo bel paesino.

Dopo 18 giorni e 4000 km di macchina, ritorniamo a casa.

USA – California Utah Arizona Nevada 1° parte

agosto 2016

1° giorno

Partenza da Torino, con scalo a Francoforte.  Rotta polare, vediamo la Groenlandia con qualche iceberg. Arrivo a San Francisco a sera tarda. Prendiamo il Bart,  per raggiungere l’albergo, nella centrale piazza       .

2° giorno

Andiamo verso Sausalito con l’autobus. Attraversiamo il Golden Gate. Il tempo è piuttosto fresco, sui 10° e la punta dei piloni del ponte è coperta  dalla nebbia.

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Sausalito era un paese di pescatori, belle le case in legno sulla collina e il piccolo porto.

Riprendiamo il bus che ci porta vicino alle houseboats. Sono casette bellissime sull’acqua, tenute benissimo e piene di fiori. Prima nate come abitazioni per gli hippy, ora molto chic.

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Torniamo in città per vedere il Golden Gate Park.

Museo di Herzog e De Meuron, bella la torretta che si torce. Giardino giapponese, in cui non entriamo. Il museo delle scienze di Renzo Piano è già chiuso ( e anche piuttosto caro, 35 $). Il parco ci delude un po’. Ci sono tantissimi homeless.

Riprendiamo il bus per andare ad Alamo Square e attraversiamo il bellissimo quartiere  Height dove era nato il movimento del ’68, la Summer of Love e abitavano gli hippies.  Case vittoriane in legno dai colori un po’ folli.

Verso Alamo Square ancora tantissime, splendide case vittoriane, qua dai colori pastello. Arriviamo alle famose Painted Ladies, caratteristiche perché sono 6 case uguali che si differenziano quasi solo per i colori.

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3° giorno

Alle 9.30 abbiamo l’imbarco al Pier 33 per andare ad Alcatraz. Nebbia e vento freddo.

Arrivati prendiamo un’audioguida in italiano molto ben fatta. Avevamo visto da poco il film “Fuga da Alcatraz” e ci godiamo ancor di più la visita. La prigione è piuttosto impressionante. Sull’isoletta tanti uccelli marini.

Compriamo qua, al costo di 80 $,  la tessera che ci permetterà di entrare in tutti i parchi nazionali. https://www.nps.gov/planyourvisit/passes.htm

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Ritorno e Pier 39. E’ un luogo molto commerciale e affollato, ma per me bellissimo.

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Siamo fortunati, perché non sempre si trovano anche ad agosto, e vediamo, con un sole meraviglioso che nel pomeriggio spazza via la nebbia, le otarie marine. Tante, lucide, sdraiate una sull’altra.

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Mangiamo il gigantesco granchio Dungeness in un bellissimo ristorante sul porto.

Prendiamo i famosi cabble cars. Sembra veramente di essere in giostra e per lunghi percorsi è faticoso, ma comunque affascinante, restare in piedi attaccati alle barre.

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Lombard Street, bellissima la vista e via caratteristica, anche se un po’ ce ne sfugge il senso…

Andiamo fino al Financial district con i suoi grattacieli e al ritorno ci fermiamo a Chinatown. Molto kitsch e particolare. Mi piace molto, riusciamo anche a trovare la factory in cui fanno i biscotti della fortuna, piegandoli a mano, e li mangiamo ancora caldi.

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Ottima cena alla Cheesecake factory, nel palazzo di Macy’s.

4° giorno

Lasciamo San Francisco e andiamo all’aeroporto, prendendo sempre il Bart,  a ritirare la macchina in affitto.

Inizia il viaggio on the road! Prendiamo la famosa Highway 1 che costeggia la costa e che purtroppo noi vedremo sempre con poco sole e la nebbia. il clima continua ad essere fresco. Ci fermiamo a Carmel by the sea, paese delizioso con le casette dei primi del ‘900 simili ai cottages inglesi e francesi, che sembrano uscite dalle favole, bellissimi negozi e la lunga spiaggia bianca. Negli anni ’80 era stato sindaco Clint Eastwood. Colibrì e macchine d’epoca. Andiamo a visitare la missione spagnola, la più antica della costa californiana, che deve essere bellissima, ma purtroppo è chiusa per un raduno di, appunto macchine d’epoca.

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Partiamo per Fresno, attraversando paesaggi molto belli e sempre diversi. Colline brulle con querce da sughero e mucche nere, colline coperte da erba gialla, che sembrano la schiena di un cammello. Campi petroliferi al tramonto.

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Il nostro primo motel che ci piace molto. In tutto il viaggio troveremo motel con le camere grandi, i letti comodi e le colazioni abbondanti con pan cakes o gauffres appena sfornati.

5° giorno

Prima di andare verso il Sequoia National Park attraversiamo Fresno. E’ molto carina, con bei palazzi Deco’. Dopo circa 1 h 1/2 arriviamo al centro visita del parco. Tutti i parchi che abbiamo visitato sono organizzati perfettamente, con centri visita attrezzati, rangers disponibili a spiegazioni e comodissimi servizi navetta che portano, senza dover usare la propria auto, nei punti più belli.

Iniziamo con il percorso del Generale Sherman. Le sequoie sono impressionanti, non solo per l’altezza, come mi sarei aspettata, ma soprattutto per le incredibili dimensioni del tronco degli esemplari più antichi, che sono tantissimi e hanno 1000-2000 anni. I boschi sembrano fatati, con le zampe di immensi animali di cui non vediamo la testa.

Saliamo sul Moro Rock ed esploriamo ancora il bosco. Scoiattoli e topolini tigrati.

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Andiamo a dormire a Bakersfield in un motel. Per cenare chiediamo del centro, del downtown, ma ci guardano senza capire. Il centro non c’è, ci sono quartieri residenziali, con tante, belle case, sempre di legno, con giardinetti senza recinzioni e sistemi d’allarme ben pubblicizzati e ristoranti sparsi per la cittadina.

6° giorno

Partenza per la Death Valley. Prendiamo un’altra strada rispetto a quella consigliata, la route 178, ci allunga abbastanza il giro però è bellissima. Paesaggi rocciosi, Isabella Lake e Joshua trees. Mangiamo un panino in un posto che sembra uscito dal film Cars, deposito di auto anni ’50 e vecchio, piccolissimo parco giochi abbandonato. Quasi tutti i posti sembrano usciti da un film…o un telefilm.

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Il paesaggio diventa sempre più arido. Arriviamo nella Death Valley con 117° F, circa 47°C., nonostante il cielo sia un po’ coperto. C’è caldo come c’è scritto in tutte le guide che tanto mi avevano spaventato. Stove pipe Wells, facciamo una brevissima passeggiata sulle dune di sabbia.

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Dormiamo nel ranch di Furnace Creek, una delle poche, se non l’unica oasi del parco. Fa comunque caldissimo, facciamo appena in tempo a fare un bagno in piscina, dove c’è l’acqua termale calda, ma sempre più fresca dell’esterno.

Alle 18 arriviamo a Zabrinskie Point, i colori sono bellissimi. Sembra di essere su un altro pianeta.

img_9182Ci sbrighiamo a percorrere l’Artist’s drive, una strada bellissima in mezzo a colline rocciose,  per vedere l’Artist’s palette, delle conformazioni ricche di diversi minerali, molto colorate. Arriviamo che il sole è appena tramontato e i colori delle rocce non illiminate direttamente sono un po’ meno vividi.

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img_9203Ceniamo nell’oasi di Furnace Creek, anche alla sera continua ad essere caldissimo.

7° giorno

Dante’s view. E’ un parte rialzata da cui si ha una visuale sulla Death valley. C’è un po’ di foschia, forse non vale la deviazione, soprattutto in previsione dei tanti km da fare oggi.

Passiamo appena sopra Las Vegas senza fermarci. Per raggiungere il Bryce Canyon passiamo dalla route 9 che attraversa lo Zion, non pagando perché compreso nella tessera dei parchi. Lasciamo la California ed entriamo nello Utah. La strada è meravigliosa. Roccia rossa, stratificata in sottili lamelle. In alcuni punti somiglia alla famosa The wave. Contrasto col verde acceso degli alberi. Cervi (della specie Helk o deer mule) che attraversano la strada.

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Arriviamo alla sera ad Hatch, appena in tempo per cenare, qua alle 20.30 la cucina chiude. Sia all’albergo che al ristorante sono molto accoglienti, così come in tutto il nostro viaggio. Un valore aggiunto ai posti meravigliosi è stato anche la gentilezza e la simpatia delle persone, dai paesi più piccoli alle città.

Siamo in una zona a prevalenza mormone e ci troviamo a quasi 1900 m di altitudine, che ci dà fastidio, venendo al mattino dai -100 m della Death Valley.

8° giorno

Bryce Canyon. Mormone era anche Ebenezer Bryce che si augurava di non perdere mai le sue mucche nel canyon che da lui prende il nome. Dal centro visite la navetta ci porta al Bryce inspiration da cui si vede tutto l’anfiteatro. E’ impressionante e stupendo.

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Facciamo un trekking dal Sunrise al Sunset point e vediamo dal basso gli alti pinnacoli rossi, gli hoodoos. Vale assolutamente la fatica.img_9402

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Lodges meravigliosi sparsi nel bosco. Vediamo anche, su indicazione di un rangers, i cani della prateria.

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Ci dirigiamo verso Page, pensiamo di passare da un altro parco, il Great Escalante, ma non sarà una bella scelta perché solo dopo un’ora scopriremo che la strada è chiusa. Il viaggio si allunga di 2 ore e arriviamo a sera a Page.

9° giorno

Siamo in Arizona, ma nella zona della Riserva Indiana, uno stato nello stato. Tutto il paese è praticamente indiano, probabilmente Navajo. Avevamo prenotato da casa (molti mesi prima) una tour, il Ken’s tour, nel Lower Antelope Canyon, dove è consigliato andare verso le 12, quando il sole è perpendicolare. E’ infatti una fenditura nel terreno, uno slot canyon e se la luce non arriva con la giusta inclinazione resta buio. Siamo fortunati, c’è il sole e va in scena la meraviglia.

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Al pomeriggio andiamo alla ricerca dell‘Horse shoe bend. Dopo una deviazione sbagliata indicata dal navigatore ( ci insabbiamo e, dietro lauto pagamento, un indiano di passaggio ci traina fuori), arriviamo al punto, uno strapiombo con una vista impressionante su un’ansa del fiume Colorado.

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Facciamo un po’ di spesa. I supermercati sono immensi, con reparti di surgelati infiniti.

Page non è molto grande, ma ha quasi una decina di chiese di diverse confessioni religiose tutte in fila.

9° giorno

Il tempo non è molto bello, facciamo una crociera sul Lake Powell, un immenso bacino idrografico artificiale ottenuto allagando un canyon con l’acqua del Colorado. E’ abbastanza bella ma il tempo non fa risaltare i colori delle rocce ed è piuttosto caro (50 $ a testa).

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img_9819Andiamo verso Kayenta, spostamento non troppo impegnativo. Cena molto buona al messicano Amigo Cafe.

Marocco

Marrakech- Valle del Draa – Dune di Merzouga

febbraio 2006

Questo è stato un viaggio organizzato fatto con i fuoristrada 4×4, che ci hanno permesso di raggiungere luoghi al di fuori delle piste turistiche più battute.

1° giorno

Arrivo a Marrakech. Andiamo subito nella famosa piazza Jeema el Fna, ci sono tantissime persone, pochi turisti. Cantastorie e incantatori di serpenti, scimmiette e pugili. Suggestivo, ma tutti chiedono soldi.

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Alla sera andiamo in un bel locale, il Comptoir Darna.

2° giorno

Partenza con la jeep. Saliamo sull’Alto Atlante sul passo Tizi n-Tchka (2260 m), molto freddo e nebbia.

Dopo il passo c’è il sole e il paesaggio è meraviglioso. Paesi in terra cruda.

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Percorso fuori strada per raggiungere la kasbah di Telouet.

In questo viaggio vedremo molti ksour e kesbah, tutti in pisè, terra cruda battuta.  La kasbah (plu. kesbah) è un’antica dimora signorile dove abitavano gli amministratori locali.

Lo ksar (plu. ksour) è un villaggio fortificato, circondato da mura con una sola apertura, che conteneva abitazioni, granai e kesbah.

La kasbah di Telouet è molto bella, soprattutto nei ricchi interni, ma, quando ci sono andata, era in uno stato di degrado.

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Ksour di Ait Benhaddou, meraviglioso, set di numerosi film, tra cui Il gladiatore.

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Notte a Ouarzazate.

3° giorno

Kasbah di Taourirt, bellissima.

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Popolazione povera, tantissimi bambini.

Il paesaggio cambia continuamente. Deserto di roccia, valle degli ksour e delle kesbah, sono tantissime, valle delle rose.

Attraversiamo le Gole del Todra. Zona un po’ turistica.

Passeggiata nel palmeto, oasi del fiume Draa, il fiume più lungo del Marocco,  bellissimo, con i contadini con i lunghi mantelli rossi.

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Notte a Tinehir.

4° giorno

Visita ai pozzi artesiani. Verso Erfoud visita ad una fabbrica che lavora i fossili.

Passiamo dalla zona berbera a quella araba. I vestiti cambiano, le donne sono vestite tutte di nero con un solo occhio scoperto.

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Arrivo alle dune di Merzouga con una leggera tempesta di sabbia. E’ tutto giallino e non si vede il sole. Al tramonto si abbassa e riusciamo a vedere le dune, meravigliose con il cielo blu.

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Mangiamo sempre bene, in particolare questa sera con cucina berbera. Tajine  ottimi. Dovremmo dormire nel campo tendato ma con la tempesta ci lasciano stare nell’edificio dove abbiamo cenato. Cielo stellato.

5° giorno

Sveglia alle 6 per vedere l’alba. Finalmente niente vento. Dune meravigliose, arrivi su una cima e subito ce n’è un’altra, all’infinito. Colazione nella tenda berbera con frittelline miste a sabbia…

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Rissani, visita ad un mausoleo, niente di particolare. Visita al bellissimo ksour con una guida locale. E’ un intrico di case e viuzze.

Ore di deserto di roccia e sassi. Bimbi che sbucano dal nulla per chiedere acqua. Arrivo a Zagora.

6° giorno

Di nuovo passaggio nella bellissima valle del Draa con palmento e tanti ksour.

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Ripassiamo dal passo Tiz-n-Tichka che era stato chiuso 2 giorni per neve. Dopo tanta neve e pioggia valli verdissime.

Arrivo a Marrakech.

7° giorno

Marrakech è bellissima, circondate dalle mura in terra cruda.

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Palazzo della Bahia. Bellissimo, negli interni ci sono sempre le ceramiche tipiche e i soffitti in legno di cedro.

Palazzo El Badi. Sembra una rovina romana. Tantissime cicogne.

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Giardino della Menara.

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Tombe saadiane, splendide, così come la Medersa (scuola coranica) di Ben Youssef.

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Da soli nel grandissimo suq. Tanti odori, rumori, colori e contrattazioni per tutti gli acquisti.

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Alla sera, la nostra ultima, andiamo a mangiare in un Riad. Pastilla di pollo con zucchero e cannella, un po’ troppo dolce per i nostri gusti occidentali.

sardegna del nord

agosto 2000

mappa sardegna

Arrivo a Olbia e prima tappa a Budoni.

Posada, castello

Costa Smeralda. Conca verde.

Roccia di capo d’orso a Palau.

2 Roccia dell’elefante, Sedini

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Tombe dei giganti di Coddhu ‘Ecchju, Arzachena. Sono sepolture di tombe collettive di età nuragica. Posto bellissimo, non ci sono turisti, solo qualche pecora.

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Rena Maiore a Santa Teresa di Gallura

Golfo di Marinella, Punta della volpe, Romazzino.

Alla sera il delizioso Porto Raphael.

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Porto Cervo

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Capo Testa, Santa Teresa di Gallura. Luogo selvaggio e affascinante, con il suo faro.

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Isola Rossa

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Stintino

Santissima Trinità di Saccargia a Codrongianos, splendida chiesa romanica degli inizi del XII sec.

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I bètili, pietre con funzione sacra, di Tamùli, Macomer. Rappresentano divinità maschili e femminili.

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Nuraghe di Tamùli.

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Una delle cose più particolari e poetiche le cumbessias, le casette che circondano le chiese campestri, abitate solo per la festa del santo.

San Salvatore di Sinis, cumbessias e santuario pagano ipogeo.

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San Giovanni di Sinis, IX -X sec, bellissima, mantiene ancora la facciata paleocristina di epoca bizantina.

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Tharros, resti archeologici.

Santuario nuragico di Santa Cristina. Un sorprendente e poco noto parco archeologico con resti di un pozzo sacro che ha un’atmosfera extraterrestre. (foto da Internet)

Domus de janas, Macomer, Filigosa. Le ‘case delle fate’ sono strutture sepolcrali di epoca prenuragica.

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Chiesa di Santa Sabina, medievale a pianta centrale e Nuraghe. Anche qua cumbessias.

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Ci addentriamo in Barbagia. Su Gologone, Oliena. Mangiamo nel famoso omonimo ristorante.

Cala Gonone, grotta del bue marino.

Cala luna che raggiungiamo con la barca.

Sfilata di Mamuthones e Issaccadores, Dorgali. Il significato del travestimento è antico, di epoca precristiana, e incerto, forse il rito di assoggettamento di un animale all’uomo.

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Dente dolomitico della perda Liana a Ogliastra, che sembra un paesaggio western.

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Arbatax, scogliera di porfido rosso.

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Casa torre di Sant’Antonio a Orosei. Dietro le cumbessias .

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La fonte di Orosei, cuba di origine araba.

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Stagno di San Teodoro.

Capo Coda Cavallo.

Ritorno a Olbia e traghetto.

 

pisa

aprile 2016

1° giorno

arrivo in treno a Pisa.

Cena in un posto molto carino ‘La taverna di Emma’. Passeggiata serale nella Piazza dei Miracoli che a vederla ha sempre davvero qualcosa di miracoloso, con quei volumi bianchi tutti cesellati, su un tappeto verde.

2° giorno

Torre del lago Puccini. In questo periodo dell’anno il paese è silenzioso, tranquillo e romantico, attende la stagione lirica estiva.

Suggestive le scenografie, posizionate nel giardino del Parco della Musica del Grande Teatro Giacomo Puccini, che l’artista Igor Mitoraj ha realizzato per  Manon Lescaut.

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Viareggio.

Lungomare. Tantissime le architetture Liberty, che a me piacciono molto, tante da creare un vero e proprio itinerario tematico.VIAREGGIO LIBERTY

Mangiamo il caciucco nel ristorante di un bagno aperto fuori stagione.

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Lago di Massaciuccoli. Andiamo a visitare l’Oasi Lipu di Massaciuccoli dove affittiamo una barca a pedali. Piacevole il giro del lago anche se piuttosto faticoso.

Alla sera passeggiata a Pisa, che è molto bella e piena di gente. Lung’Arno, anzi Lungarni con la splendida chiesetta gotica, smontata e rimontata, di Santa Maria della Spina, la piazza dei Cavalieri con la Normale e i tanti locali aperti.

3° giorno

Piazza dei Miracoli.  Tutta la vita su un prato, dal Battistero, passando per il Duomo, fino al Cimitero. Ci dedichiamo alla visita della piazza. Davo un po’ per scontata la torre pendente, così famosa e turistica, invece mi ha davvero colpito. Salendo in cima ci si rende conto di quanto pende e di quanto, salendo le scale, l’equilibrio sia instabile, sempre un po’ piegati su un lato.

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Io purtroppo mi perdo, perché ho il rientro in treno, la chiesa romanica, da poco restaurata dai disastri barocchi che ne avevano ricoperto gli affreschi, di San Piero in Grado.